1990-1993

Nei quadri di metà anni Ottanta l’allusione al paesaggio era dichiarata nei titoli e nell’atmosfera soffice del colore, la tensione attuale è invece vissuta dentro lo strutturarsi dell’immagine il cui referente naturalistico si perde nel fantasma concreto della materia pittorica.[i]

Negli anni Novanta, Mustica definisce e rifinisce le caratteristiche della sua poetica, in costante ambivalenza e talvolta in contrasto tra le sue radici mediterranee e un significativo richiamo metropolitano e internazionale, tra cui il lavoro per serie, concepite come variazioni a sistema[ii] ossia cicli omogenei di tele o carte; l’assenza dei titoli e la progressiva coincidenza della data di esecuzione con l’opera stessa; la struttura dello spazio tramite piani colorati[iii]; un diverso impatto e rapporto con la materia. Se in origine la fase di preparazione del dipinto era privilegiata, ora utilizza talvolta la tecnica del dripping, il colore colato e controllato, l’automatismo del gesto, l’istinto compositivo, con la possibilità di lasciare spazio anche al vuoto. Nelle opere sulle tele ci sono gorghi di materia, accumuli, sbavature, trascinamenti (Solo pochi mesi fa, 1992; Una diversa complessità, 1992; Segni intrinseci, 1993): lavora sovrapponendo segni e impronte, che poi vengono graffiati per mostrare cosa c’è sotto e rivelare tutte le fasi del dipingere (A partire dal 1986, 1992; Dietro la lavagna; 1992; Poi, all’improvviso, 1992).

Nino Mustica interroga il persistere della ragione pittorica nella situazione dell’attualità, che ha rovesciato le regole del gioco tirando nuovamente i fili dei concetti, delle operazioni e dei processi ambientali. Dopo l’eccessivo rilancio degli anni Ottanta, la figura del pittore torna a farsi solitaria e straniata, non in grado di dialogare con i molteplici orientamenti presenti nelle odierne strumentazioni extrapittoriche. L’allineamento a questi nuovi gusti non può toccare pittori di lunga data come Mustica, che alla questione del colore ha sottomesso la natura di fondo della ricerca.[iv]

Lo sforzo più significativo che Mustica va compiendo sta nel rendersi consapevole della necessità di fare a meno dello stile, che non vuol dire perdere personalità, ma assumere il linguaggio come lotta e come impegno, come necessità di trovare punti di equilibrio sempre diversi tra l’ordine strutturale della superficie e il caos della materia pittorica. Accettando il senso di questo confronto la ricerca del pittore passa da uno stato all’altro, dalla geometrica all’informe, dal fatto compositivo al dato materico, dalla superficie all’ambiente senza subire traumi che non siano richiesti dalle esigenze del colore, dalla complessità materiale dell’opera.[v]

[i] Claudio Cerritelli, Nino Mustica. Colori in forma di carta, Edizioni Lauro Jaccarino, Noventa Padovana, 1991, s.p.

[ii] Pietro Bonfiglioli, Il nome e l’aggettivo, in Claudio Cerritelli (ed.), op. cit., p.14

[iii] Massimo Bignardi, Arie colorate in Claudio Cerritelli (ed.), op. cit., p. 5

[iv] Claudio Cerritelli, Nino Mustica. Colori in forma di carta, Edizioni Lauro Jaccarino, Noventa Padovana, 1991, s.p.

[v] Claudio Cerritelli, Il sentimento cromatico 1980-1989, in Claudio Cerritelli, Tonko Maroević (ed.), op. cit., p. 24

Nel 1990, Nino Mustica disegna la copertina del disco di Jackie Stewart per Vox Pop Record. Il disco si intitola Jackie Stewart said: Hallo! e la copertina ritrae un soggetto classico di Mustica. La galleria Art Club di Catania gli dedica una personale. Presenta Papier plus papier, con testo di Lucio Cabutti, alla Hete A.M. Hunermann Galerie di Düsseldorf, in cui prosegue il lavoro e la riflessione sulla carta, così come nella serie di opere realizzate in occasione di Colori in forma di carta e presentate nel 1991 da Lauro Jaccarino Arte Moderna, a Noventa Padovana, dove aveva già esposto il suo lavoro l’anno precedente. Tutte le opere hanno titolo omogeneo, che rimanda all’idea di privazione (Senza limiti, Senza dubbio, Senza nero). Sempre nel 1991, esegue il manifesto e il francobollo per la rassegna Immaginario Mediterraneo di Siracusa e presenta una personale di pittura a Schio prima e a Vicenza dopo, alle gallerie Ponte.

Le carte sono un capitolo suggestivo del colore di Mustica, che conviene considerare come tentazione parallela allo spettacolo delle grandi tele. Queste sono infatti più forti e dinamiche, attraversate da guizzi e scatti del segno, giocate su spessori retrostanti e sulla qualità tattile della materia, vale a dire riconoscibili come vibrazioni ben in vista da sembrare toccate dallo sguardo.[i]

[i] Claudio Cerritelli, Nino Mustica. Colori in forma di carta, cit.

Eventi Artistici

1990

Keith Haring realizza a Pisa il murale Tuttomondo.

1991

Damien Hirst realizza The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living.



Nel 1992 alla Galleria Sturiale di Catania presenta una serie di gouaches su carta di cotone. Nei titoli, riferimenti a viaggi (Da Ankara a Smirne, 1992; Zona di confine, 1992) e omaggi espliciti ad artisti di riferimento (Omaggio a Pollock, 1992). Esegue anche nove gouaches per nove poesie di Evelina Schatz edite da El Bagatt, Bergamo.

La ricchezza cromatica delle gouaches, come pure delle tele, non è allora da intendersi come una passeggiata sui boulevard scintillanti, quanto un rapporto sicuro con la ricchezza di toni che fu della classicità, e di questa il rapporto con la natura, lucidamente avvertito da Mustica nei suoi aspetti più positivi alla fine del secondo millennio: non quindi in fase di sfacelo ma semmai, cogliendo le possibilità per sviluppare ulteriori dinamiche linguistiche.[i]

Nello stesso anno, inizia a insegnare all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove avrà la cattedra fino al 1995. Espone a Mosca al Museo Krimsky Vau e al Museo di Bella Arti di Malta, la Valletta, dove era già stato nel 1990 per una esposizione al Museo Nazionale di Archeologia, presenta Drawings, una mostra personale. Nei disegni, opere su carta realizzate a matita, inchiostro e duco, prevalgono i toni bianco, blu e nero. I titoli conservano una dimensione narrativa, ma sono molto più essenziali (La contemplazione, 1992; Il progresso, 1992; Il vento, 1991) ed evocativi di categorie o concetti ideali. Nel testo in catalogo, Marisa Vescovo cita Cy Twombly, Gastone Novelli, Wols, Hans Hartung come riferimenti per questa fase del lavoro.

Entra in contatto con Marco Contini, a Milano, che gli commissiona un progetto di tappeti e arazzi.

Nella serie di tele realizzate nel 1992 e presentate al centro culturale Osti 4 di Milano, Elena Pontiggia, che scrive il testo in catalogo, individua un colore festoso e spensierato, non violento come nell’informale. C’è un’accezione positiva, legata al fatto che non sia più il tempo del dopoguerra e le macerie siano non dolorose, ma disincantate, non abitate dalla disperazione, ma dalla disillusione.

È come se queste opere esprimessero una condizione di nomadismo, derivato dal disfacimento delle ideologie, dalla dissoluzione degli ideali, dalla frammentazione dei sistemi. In questo mondo del dopo (dopo le certezze, dopo i dogmatismi, ma anche dopo le speranze) Mustica si muove con insolita, straordinaria vitalità. Raccoglie i frammenti sparsi, i reperti archeologici dell’epoca appena superata e tenta di realizzare una provvisoria sutura, una parziale ricomposizione.[ii]

Nel 1993 muore la madre. Nino Mustica torna sulle carte per la serie Carta in carta, presentata alla Galleria La Seggiola di Salerno, in cui le opere non hanno più titolo, bensì sono una sequenza numerata. Nelle grandi carte fatte a mano il colore diventa interno alla materia e affiora alla superficie. A Bologna, Galleria San Luca e in provincia di Pavia, al Castello di Sartirana, presenta la serie Arie colorate, a cura di Claudio Cerritelli.

[i] Giandomenico Semeraro, Il sapore della pittura in Mustica. Gouaches, Galleria Sturiale, Catania, 1992, s.p.

[ii] Elena Pontiggia, Nino Mustica: gli insegnamenti del colore, in Nino Mustica, Centro Culturale Osti, Milano, 1992, s.p.

Eventi Artistici

1992

Al Museo d’Arte Contemporanea, Castello di Rivoli inaugura Posthuman, curata da Jeffrey Deitch.

1993

Alla Galleria Il Diagramma Inga-Pin di Milano inaugura VB01 di Vanessa Beecroft.